Chiudere i lager della democrazia

riportiamo il comunicato sulla giornata di ieri a modena

Al di là di quello che hanno scritto oggi i pennivendoli, che da un mese soffiavano sul fuoco per criminalizzare a priori il corteo di Modena contro i Cie, e al di là delle continue e scontate pressioni poliziesche, cominciate al casello dell’autostrada fermando i pullman provenienti da altre città per identificare compagni e compagne, la manifestazione di ieri ha avuto un forte impatto comunicativo sulla città di Modena.

Per gran parte del percorso i lati del corteo erano affollatissimi di donne e uomini, italiani e migranti, che ascoltavano con interesse gli interventi dal carro che parlavano non solo di Cie e deportazioni ma di tutta la costellazione di dispositivi di questa società del controllo e dello sfruttamento che trova nei “lager della democrazia” una delle sue espressioni più disumanizzanti, ma di certo non l’unica.

E così si è parlato – in più lingue – di militarizzazione dei territori, di connivenze col sistema dei Cie e della clandestinizzazione di donne e uomini migranti, dei legami tra sfruttamento delle risorse nel Sud del mondo e tratta delle donne, delle lotte al campo rom di Triboniano a Milano, di problematiche legate al mondo del lavoro, dell’uso del razzismo nella gestione della crisi e di tante altre tematiche.

Nella zona abitata prevalentemente da migranti è stata anche fatta una diretta telefonica con un recluso di Ponte Galeria, che ha raccontato – con voce impastata dai farmaci che vengono quotidianamente propinati nel cibo – della condizione di vita in quel lager.

Nell’affollato centro storico sono state mandate le registrazioni di altri interventi dai Cie raccolte dalle radio di movimento nelle ultime settimane. Poi il corteo è proseguito fin sotto il Cie di via La Marmora, per salutare con interventi e fuochi d’artificio i reclusi e le recluse del Cie e del carcere che si trova lì accanto.

Tolgono i lager dai libri di storia per metterli nelle nostre città. Ma da ieri Modena non potrà più far finta di non sapere.
Continuons le combat!

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