1 MAGGIO DI LOTTA, NON C’è NIENTE DA FESTEGGIARE

Un’altra farsa si è appena conclusa, come ogni anno il 1 maggio sfilano i cortei dei sindacati nelle grandi città ed i volti noti della politica mettono il naso fuori dal palazzo per fare il solito comizietto retorico e gonfio di paroloni. Anno dopo anno ci siamo abituati a questa triste scenetta, ma in questi tempi di crisi profonda e profondi cambiamenti non se ne può veramente più.

Come si può stare tranquillamente in silenzio ad ascoltare uno che parla di cose che non stanno ne in cielo ne in terra, uno che se non esistesse come ruolo istituzionale nessuno ne sentirebbe la mancanza,uno che sbiascica qualcosa sul tema del lavoro ma non sa bene di cosa sta parlando, uno che ha svenduto tutto alle banche e che per creare sviluppo ha come modello la Linea ad Alta Velocità?  

Come puoi stare tranquillo ad ascoltare un comizio di questo tipo quando non hai un lavoro, non hai una casa, sei in cassa integrazione, hai una famiglia a carico, se ti va bene che lavori fai lo schiavo non il lavoratore, sei un artigiano e ti pignorano l’attività, sei un precario e non ne vedi via d’uscita, vivi coi tuoi e non ne vedi via d’uscita, l’unica cosa che vedi son le tasse che ti tartassano e dei servizi pubblici costosi e che fanno pure schifo?

A Torino ieri non sono stati tranquilli ad ascoltare, infatti mentre il volto noto di turno passeggiava e pronunciava il suo discorsetto ipocrita, la gente si è organizzata e lo ha contestato; dagli studenti, ai lavoratori, ai pensionati, ai NO TAV , tutti lo hanno fischiato pubblicamente e tutti sono andati a prendersi la piazza del municipio, per poi issare una bandiera NO TAV e uno striscione sul balcone del comune. La risposta non poteva che essere  le cariche della polizia e 4 arresti, mentre il “difensore” dei lavoratori se ne andava con la coda tra le gambe vaneggiando di aver visto pochi contestatori.

 Il sindaco di Torino  è uno dei tanti simboli di questo sistema in continuo collasso, a partire da quei sindacati che organizzano le “feste” dei lavoratori e poi si accordano con i padroni, per finire alle banche ed alle grandi corporazioni economiche.

Bisogna cambiare dal profondo i meccanismi che muovono la società ed i rapporti che intercorrono tra le persone, solo la gente in questi tempi di crisi e senza nessun intermediario di mezzo può farcela attraverso l’autogestione delle scelte e l’autorganizzazione delle risorse; va fatto ora senza aspettare una speranza per il futuro, PENSIAMO AL PRESENTE!

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